Giorno del Ricordo - 10 febbraio 2021

DISCORSO DEL PRESIDENTE FRANCO MINIUSSI

 

 

Cari Amici Giuliani nel mondo,

in questo giorno sempre particolare per noi tutti e in modo particolare per quei Nonni, che “l’aggressività del nuovo regime comunista…costrinse, con il terrore e la persecuzione, ad abbandonare le proprie case, le proprie aziende, le proprie terre” (Sergio Mattarella), voglio rivolgermi a voi per condividere alcune riflessioni.

La Pandemia da Corona Virus 19 sta flagellando il mondo e da molte delle località ove voi vivete giungono notizie molto preoccupanti, che mi danno angoscia per la sorte dei tanti amici e parenti, molti non più tanto giovani, che animano il nostro sodalizio.

Per questo ho voluto rivolgermi a voi direttamente, per essere a voi più vicino, entrare nelle vostre case con il sentimento di stima e di affetto che da sempre anima il mio agire nell’AGM, per condividere questa giornata speciale.

Molti dei protagonisti delle sofferenze subite, quanti “sono stati soppressi e infoibati” - e con la loro tragica morte è andata perduta anche la loro memoria, la loro testimonianza di quegli anni terribili, molti di voi sono stati costretti a lasciare le loro case, i profumi della terra, la bellezza del mare, ove erano cresciuti e avevano vissuto credendo in valori semplici, animati dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro, hanno diritto all’imperitura Memoria.

Tanti innocenti, colpevoli solo di essere italiani e di essere visti come un ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista. Impiegati, militari, sacerdoti, donne, insegnanti, partigiani, antifascisti, persino militanti comunisti conclusero tragicamente la loro esistenza nei durissimi campi di detenzione, uccisi in esecuzioni sommarie o addirittura gettati, vivi o morti, nelle profondità delle foibe” (Sergio Mattarella).

Il ricordo quando è troppo lontano rischia di divenire evanescente, privo della carica emotiva di cui è e deve essere testimonianza. Quasi un sogno dai colori sbiaditi, che rischia di annullare in un magma indistinto di percezioni il proprio vissuto di sofferenza e dolore.

E’ per questo che noi, più avanti negli anni, abbiamo il dovere di tenere vivo il Ricordo di quanto hanno patito a causa di un cieco e bieco odio le nostre genti. Molti allora bambini ed oggi testimoni devono pertanto trasmettere ai loro nipoti i loro giochi, i colori dei campi, la luce delle loro case, modeste o signorili, ma sempre tutte animate dalla gioia e dalla speranza che l’incubo potesse finire. Dobbiamo mantenere viva, con animo sereno e rispettoso per i nostri defunti, la Memoria perenne dell’indescrivibile ingiustizia subita, per evitare altra inutile sofferenza.

Dopo decenni di vergognoso silenzio in nome della real politik, che ha imposto “una ingiustificabile cortina di silenzio …sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani”…”aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria” (Sergio Mattarella)…, il Governo italiano ha promulgato nel 2004 la legge di "Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati", con lo scopo in particolare di porre “in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”.

Quanto è avvenuto alla Foiba di Basovizza il 13 luglio 2020 è e deve rimanere per le nostre comunità un gesto di enorme rilevanza politica ed emotiva.

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica Slovena Borut Pahor hanno congiuntamente deposto una corona di fiori presso la lastra di ferro che copre l’ingresso della foiba, elevata a Monumento Nazionale nel 1992.

La mano nella mano che i due Presidenti hanno voluto unire, ha un profondo significato. E’ un segno della forte volontà di “insieme” riconoscere per superare il male, proseguendo in un percorso di riconciliazione irreversibile.

Che cosa sarà passato nella mente dei due statisti, ma soprattutto quanto dolore avrà irrorato gli animi dei presenti e dei sopravvissuti, molti dei quali testimoni e vittime di quei dolorosi eventi, durante il minuto di silenzio che ha fatto seguito?

Oggi la città di Gorizia non è più divisa in due dai reticolati” (Sergio Mattarella) e significativamente è stata designata dalla Commissione Europea capitale europea della cultura per l’anno 2025, “meraviglioso esempio della costruzione di un futuro comune nell’Unione europea”, come l’hanno definito i due Presidenti, un messaggio forte di pace, di convivenza e di riconciliazione.

I simboli, soprattutto quando sono espressione della volontà delle più alte cariche dello Stato, acquistano un significato di grande rilevanza, di profonda speranza perché venga riconosciuto il torto subito.

E’ la certezza che alla fine l’onestà degli uomini dovrà riconoscere i propri errori, che ci fa sperare in un prossimo riconoscimento, anche da parte di altri stati della ex Jugoslavia, delle sofferenze patite da popoli che hanno vissuto per secoli in armonia tra di loro.

Il male e il bene sono come i gemelli siamesi, dividerli per consentire ad ognuno di vivere la propria identità è un’impresa che rischia di annientarne la gravità della loro portata. Sarà la storia, il vero grande demiurgo, a fornire la più attendibile interpretazione dei fatti terribili accaduti in quegli anni.

A noi resta il pesante impegno di ricordare, di dare testimonianza delle loro e delle vostre sofferenze, evitando che altri, profanando il palpitare dei nostri cuori, ne costituiscano miti evanescenti.

Cari Amici sparsi nel mondo, ma sempre vicini al mio cuore, nulla potrà restituirci i nostri più cari affetti strappati dalle loro case, gettati con crudeltà in una profonda voragine carsica, ma con il nostro Ricordo dobbiamo evitare che per una seconda volta i loro giovani sorrisi vengano inghiottiti nel gorgo dell’oblio.

Il ricordo è come l’amicizia, va nutrito con passione e costanza, altrimenti si inaridisce e scompare.

Pertanto vi invito a parlare di quei tragici eventi con i vostri figli, con i vostri nipoti, a spiegare il perché avete dovuto andarvene, ricordando anche tutte le cose belle che i vostri cuori custodiscono.

Un popolo senza memoria è un popolo senza storia. E voi avete una grande storia, anche se spezzata dal sangue, da raccontare e da conservare.

 

Testi citati:

Legge 30 marzo 2004, n. 92

Discorso del Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, pronunciato al Quirinale il 9.02.2019

 

Trieste, 10 febbraio 2021

Franco Miniussi

Presidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo